Costi dei tag RFID: dove siamo nel 2026 e dove stiamo andando

Fonte: RFID News
Di Matt Houldsworth

Il costo dei tag RFID è da sempre il principale fattore che determina la velocità di adozione di questa tecnologia. Nel 2026, i prezzi hanno raggiunto livelli che solo cinque anni fa sarebbero sembrati irrealistici e l’andamento lascia prevedere che siano ancora possibili ulteriori riduzioni.
Ecco qual è la situazione attuale e cosa potrebbe accadere nei prossimi anni.

I tag RFID passivi UHF, il vero cavallo di battaglia delle applicazioni nel retail e nella supply chain, si collocano oggi comodamente in una fascia compresa tra 0,04 e 0,08 dollari per unità per quantitativi medi. Per ordini superiori ai 10 milioni di unità, il prezzo scende più vicino a 0,03 dollari. Gli inlay RAIN RFID dei principali produttori, come Impinj, NXP e Alien Technology, hanno contribuito a raggiungere questi livelli grazie a una forte ottimizzazione dei chip e all’utilizzo di antenne più sottili.

I tag HF, comunemente utilizzati nei sistemi bibliotecari, nella bigliettazione e nel tracciamento dei prodotti farmaceutici, hanno generalmente un costo compreso tra 0,08 e 0,15 dollari per unità. I tag NFC, che condividono con gli HF la banda di frequenza a 13,56 MHz ma aggiungono la compatibilità con gli smartphone, si collocano in una fascia simile, generalmente tra 0,07 e 0,20 dollari, a seconda della capacità di memoria e del formato.

I tag RFID attivi rimangono significativamente più costosi, con prezzi compresi tra 5 e 25 dollari per unità. La presenza di una fonte di alimentazione integrata e il maggiore raggio di lettura li rendono adatti al tracciamento di beni di elevato valore, ma il loro prezzo ne limita l’impiego ai casi in cui il costo sia giustificato dal valore dell’oggetto monitorato.

Fasce di volume e tendenze dei prezzi dei chip

Il volume degli ordini rimane il principale fattore per ridurre il costo unitario dei tag. Per quantitativi inferiori a 100.000 unità, è prevedibile pagare un sovrapprezzo del 30-50% rispetto al prezzo di riferimento. Tra 1 e 10 milioni di unità, i prezzi tendono a stabilizzarsi in prossimità delle medie pubblicate. Oltre i 50 milioni di unità, gli acquirenti possono negoziare prezzi personalizzati che portano gli inlay RFID passivi UHF verso la soglia di 0,02 dollari.

Per quanto riguarda i chip, i produttori di circuiti integrati hanno progressivamente ridotto le dimensioni dei die. Un silicio più piccolo permette di ottenere un maggior numero di chip da ogni wafer e questo si traduce direttamente in un minor costo per unità.

La serie Impinj M800, per esempio, ha aumentato le prestazioni mantenendo il die sufficientemente compatto da consentire prezzi competitivi su larga scala. Anche la famiglia NXP UCODE 9 ha seguito un approccio analogo, concentrandosi sul miglioramento della sensibilità di lettura senza far aumentare il costo complessivo dei materiali.

La strada verso tag da meno di un centesimo

Il settore RFID parla da oltre un decennio della possibilità di arrivare a un tag dal costo inferiore a un centesimo di dollaro. Nel 2026 questo obiettivo è più vicino che mai, ma non è ancora una realtà per la produzione su larga scala.

L’elettronica stampata e le tecnologie basate su inchiostri conduttivi per la realizzazione delle antenne continuano a maturare. Aziende come PragmatIC Semiconductor e Wiliot stanno studiando circuiti integrati ultrasottili e flessibili che potrebbero eliminare completamente la necessità del tradizionale silicio.

Se queste tecnologie riusciranno ad arrivare alla produzione di massa mantenendo livelli di resa accettabili, la barriera di 0,01 dollari potrebbe essere superata entro i prossimi tre-cinque anni.

Perché questo avvenga, tuttavia, sarà necessario un allineamento dell’intera supply chain. Il costo del substrato, i processi di trasformazione e i sistemi di controllo qualità contribuiscono tutti al prezzo finale del tag, oltre al costo del chip e dell’antenna.

Raggiungere un prezzo inferiore a un centesimo richiederà quindi non soltanto componenti più economici, ma anche linee produttive più veloci e con maggiore resa.

Come l’andamento dei costi influenza l’adozione

Ogni volta che il costo per tag diminuisce anche solo di una frazione di centesimo, diventano economicamente sostenibili nuovi casi d’uso che in precedenza non lo erano.

La marcatura a livello di singolo articolo nel settore alimentare e nei beni di largo consumo, per esempio, diventa concretamente praticabile quando il costo dei tag scende al di sotto di pochi centesimi per unità.

I prezzi attuali hanno già favorito un’ampia diffusione dell’RFID nel retail dell’abbigliamento, dove aziende come Zara e Decathlon hanno applicato tag RFID a miliardi di singoli capi.

Con il proseguire della riduzione dei costi, è prevedibile che l’RFID si estenda a settori come packaging, servizi postali, gestione dei rifiuti e tracciabilità alimentare, raggiungendo dimensioni di utilizzo molto superiori a quelle attuali.

La curva dei costi sta evolvendo nella direzione giusta e il 2026 rappresenta un punto di svolta, perché l’economia dell’RFID diventa finalmente sostenibile per una gamma molto più ampia di applicazioni.

Leggi articolo originale